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IN FAENZA

/ volunteers' blog

30 march 09

grazie a tutti i volontari che erano presenti a Milano

Lo staff del festival vuole ringraziare tutti i volontari che nella giornata del 26 marzo hanno reso  la conferenza stampa e la Cnight momenti pieni di energie, idee e di condivisione del nostro amore per l'arte Contemporanea

publishing by giulia on 30.03.2009 (2 comments)

Comments

anna mostosi, 03-30-2009

note dalla conferenza stampa Il festival d'arte contemporanea di Faenza, in questa seconda edizione svolge la funzione di una grande piattaforma di discussione che ha come tema la biennalizzazione diffusa a livello globale. Saranno proprio i protagonisti delle biennali, chi le pensa, chi le gestisce e chi vi partecipa, coloro che ci accompagneranno in questo percorso attivo per risalire al significato di questo fenomeno che, come spiega Pier Luigi Sacco, ha mutato la sua natura iniziale. Questo festival per la seconda volta porterà alla ribalta una città che ha sempre prodotto cultura, e che crede nella necessità di potenziare costantemente la proposta culturale; un occasione come poche in un paese che vive un declino strutturale e che crede più nella valorizzazione delle cultura esistente anziché dedicarsi alla produzione di materiale nuovo, momenti e situazioni stimolanti. Faenza in questo evento si fa portatrice di nuove logiche dell'economia della conoscenza, coinvolgendo l'energia di chi chiede, di chi domanda nuove e interessanti proposte. Come ha detto Angela Vettese il festival è un' iniziativa che raccoglie un desiderio comune, un luogo che si fa portatore di pensiero. In un momento di ripensamento generale in cui muta il concetto di vita, e si assiste in qualche modo a un radicale cambiamento, si sente la necessità di uno spazio aperto di scambio e di relazione; e il festival diventa un importante luogo di riflessione, un colloquio orale che ci permette di riformulare parole su di noi e questioni portanti del nostro tempo. Parlare delle biennali, significa prendere in considerazione e cercare di capire come sta mutando, come si sta spostando il linguaggio, quali sono le nuove forme, e i nuovi sentimenti contemporanei. Infine alla domanda ³a che punto sta² l'arte contemporanea Angela Vettese risponde dicendo che questa è un' epoca ricca di stimoli, proprio perché le questioni che la storia ci pone sono forti e producono sensibilità che rendono attive le discipline; Ma dato questo periodo di crisi economica, cesserà l'attenzione verso l'arte contemporanea come oggetto del desiderio e si intensificheranno momenti in cui gli artisti visivi verranno coinvolti e sempre più chiamati a partecipare a manifestazioni in cui si riconoscono le collettività; un nuovo linguaggio che si instaura dunque in grandi eventi che trovano con l'arte una necessità di collaborazione e coinvolgimento interdisciplinare. Anna Mostosi

Francesca Caputo, 04-03-2009, Milano

La conferenza stampa si è chiusa con l'intervento di Milovan Farronato – curatore di Viafarini e del DOCVA di Milano – che sarà tra gli ospiti del Festival. Angela Vettese lo ha invitato a condividere la sua opinione sulla prolificazione mondiale delle biennali, dal punto di vista della giovane generazione di critici e curatori indipendenti. Per Farronato, non può esserci una risposta univoca: “Mi piacerebbe che la biennale potesse trovare – come talvolta accade – una sua specifica e quindi si possa distinguere e differenziare dalle altre. Non trovo interessante quando si forma un format troppo ricorrente, un po’ alla fine sterile, di questi ipermercati del contemporaneo”. Nel senso che queste manifestazioni spesso non producono una reale attenzione sui lavori, limitandosi ad essere dei luoghi in cui “si possono vedere molte cose, ma spesso finiscono poi per essere anche degli erbari, un hortus siccus, i cui campioni sono insapore ed inodore. Quindi credo che le biennali che funzionano maggiormente nascano ovviamente da realtà che le necessitano o che hanno alle spalle una lunga tradizione. E in quel contesto, quelle biennali trovano veramente anche una loro ragion d’essere, una loro specifica, una loro storia. E quindi, dalla mia prospettiva, io sarei più a favore, non di un format biennali ma a favore un po’ più di una ragione per esserci, per accendersi ogni due anni, ogni lustro, ogni X tempo”.

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