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06 october 09
la Giornata del Contemporaneo a Venezia
La Seconda Origine
Ricognizione sui lavori inediti di Italo Zuffi
Galleria Contemporaneo, Mestre, Venezia
di Alvise Giacomazzi
L’incontro con Riccardo Caldura, curatore della mostra, avviene nella seconda sala, quella principale, della Galleria Contemporaneo. Emerge da subito la sobrietà formale delle opere esposte che denotano la complessità concettuale dei lavori di Italo Zuffi. Artista versatile da sempre interessato a frequentare differenti linguaggi espressivi che vanno dalla scultura al video, dalla fotografia alla performance. Opere inedite, pensate e progettate specificatamente dall’autore per la Galleria al termine di una serie d’incontri dai quali, lo stesso curatore, ha potuto percepire a pieno la cura con la quale l’artista risolve ed esegue ogni singolo dettaglio in ciascuna opera.
Nella sala, sapientemente contrapposti, appaiono disposti due cicli di sculture: La replica (2009) e Tasche (2009). Caldura compie una prima riflessione di fronte agli elementi in portoro e marmo beige a riguardo “l’assunzione consapevole del gesto, così umano, del costruire”. La presenza simultanea nell’opera di mattoncini giocattolo delle costruzioni infantili, unitamente ai mattoni da edilizia, rappresenta la permanenza di tale azione nel corso dell’esistenza umana. La nobilitazione di ciascun elemento mediante il semplice cambio di materia conferisce all’opera un elevato valore estetico innescando nel fruitore un piacevole senso di straniamento.
Successivamente, il curatore affronta in Tasche l’analogia fra le applicazioni in tessuto e gli elementi monolitici in marmo zebrino e selenite. Le tasche – considerate dall’uomo come micro depositi all’interno delle quali si sedimentano le esperienze individuali – divengono per l’autore elemento di relazione con l’incessante lavoro compiuto dalla natura per dare origine allo stesso materiale che Zuffi adopera per la realizzazione dei volumi monolitici del ciclo di sculture.
La perlustrazione sul lavoro dell’artista prosegue con La seconda origine (2009) esposta nella terza sala della Galleria. Sulle quattro pareti quattro sequenze di foto: due raffiguranti figure di donna, due di uomo. Ogni sequenza è unica, afferma il curatore, poiché simile ma non identica. Ciascuna serie inizia con la figura intera del soggetto e prosegue con scatti di dettagli che si concludono con una inquadratura dal basso raffigurante una narice. Concepita come buco nero ospita al suo interno una galassia.
Il nitore compositivo che restituiscono le sequenze fotografiche dell’artista è reso ancor più evidente nell’opera Un confine (2009). Cinque stampe su carta, immagine e testo scritto, disposte in modo non simmetrico con le giuste pause che restituiscono un impianto generale estremamente equilibrato. Le fotografie, raffiguranti graffiti e disegni presenti nelle grotte di Puente Viesgo (Spagna) rappresentano per l’autore il ritorno alle origini dell’arte. Di fronte al rigore conferito dalle stampe disposte sulla mensola in alluminio è stata compiuta una riflessione più ampia sull’autore rivedendo nell’opere quell’idea di equilibrio “laconico”, per dirlo con le parole di Nicolas Bourriaud, che caratterizza l’intero lavoro di Zuffi. Oltremodo, le pause fra le singole stampe rappresentano un complesso rimando all’opera Schnaps fur zwei (2009), presente nella medesima sala, costituita da tre parallelepipedi in ceramica che contengono e sostengono coppa e tazze. Oggetti dalla “fruibilità ridotta e paradossale”, come dice Caldura, che hanno rappresentato gli strumenti con i quali i performer hanno reinterpretato il rito della pausa durante la recitazione dei testi di Un confine avvenuta in occasione dell’inaugurazione della mostra.
La ricognizione ha termine con la lettura collettiva dell’intenso testo dell’opera E adesso che sorvoliamo (2009) riferito ad una osservazione dall’alto, distaccata, che riporta a quell’assunzione consapevole che l’elemento ritenuto fondativo (l’origine) può essere riconosciuto tale solamente se si compie uno “slittamento temporale rispetto al suo essere avvenuto”.
publishing by redazione on 06.10.2009 (0 comments)